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Past, present and future tense: episodio #4 - The Mars Volta Italia

Past, present and future tense: episodio #4

Nel 2005 sul Mucchio Selvaggio comparve questo live report del concerto al Rolling Stone di Milano,a cura di Damir Ivic.

“ma sai come lo definirei questo concerto? Anastatico. Ecco, si, anastatico”: Davide Toffolo sorride di gusto, contento per essere riuscito a esprimere in un aggettivo quello che sta accadendo di fronte a lui.

Milano,6 marzo 2005

Ci ha preso in pieno il leader dei Tre Allegri Ragazzi Morti, incontrato mentre gironzolavamo per il Rolling stones alla ricerca di un posto in cui l’acustica fosse almeno decente. Anastatico: detto di ogni procedimento che permetta di ristampare fedelmente l’originale, recita lo Zingarelli. Ed in effetti…..Il paradosso (siamo ormai affondati nel postmoderno e si vive di paradossi) è che la fedeltà dei Mars Volta a certo rock psichedelico, torrenziale, complicatissimo, che più ancora che alla decadenza del prog rock fa pensare al Fillmore a San Francisco alla fine dei ’60 o dei primi ’70, è di questi tempi un segno di assoluta originalità. Sono cose che non fa (quasi) nessuno, chi le fa è quasi automaticamente sputtanato come si fa con i cugini di campagna più scemi. Oggi vanno i Franz Ferdinand, pardon i Bloc Party, le canzoni dal tiro funk danzereccio e dal giro cantabile.
Coi Mars Volta : non balli, perché quando ci sono le esplosioni funk (o rock/blues) non puoi ballare perché sono sparate a velocità impossibili; canti poco, perché si ogni tanto ci sono gli inni da intonare in coro ( e il pubblico di un Rolling Stones adorante e tutto esaurito lo fa con solerzia), ma in proporzione il 90 percento del concerto è fatto da vocalizzi irraggiungibili oppure da lunghe distese solo strumentali, spesso dotate di assoli di chitarra dalla lunghezza zappiana. Già, i Mars Volta sono partiti definitivamente per la tangente indicata dal loro ultimo Frances The Mute: pezzi sempre più lunghi ( a occhio, non meno di una ventina di minuti a traccia), strutture sempre più complesse. Tutto ciò aumenta l’effetto, che già si scatena con l’ascolto dei dischi, del o con loro o contro di loro. Nulla di strano che il pubblico sia adorante. Zoccolo duro. Gente giovane, che ai tempi d’oro del Fillmore non era manco nata, ma evidentemente una sete di queste cose in giro c’è.
Non si vive di sola contemporaneità. Noi, che non siamo zoccolo duro e siamo abbastanza agnostici, sottolineiamo con forza il talento enorme di Cedric Bixler e Omar Rodriguez Lopez così come la loro presenza scenica (adrenalinica e carismatica), debitamente accompagnata dal resto della band. Due ore torrenziali, talora onaniste e autoreferenziali. Ma il coraggio di fare la propria cosa così come la bravura e l’impatto sono da ammirare.

Sempre di quel concerto è presente una recensione di debaser.it (clicca qui).

Non essendoci video di buona qualità su YT del concerto proponiamo un video di qualche mese dopo a Philadelphia, buon ascolto!

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    Per celebrare il ritorno degli At The Drive-In (anche se la rentrée vera e propria è avvenuta già la scorsa settimana) ecco una corposa biografia, la pagina sarà aggiornata in seguito con discografia e altre info.

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