Past, present & future tense: episodio #3 – ATP Festival 2005

*pubblicato originariamente sul primo sito di The Mars Volta Italia nel dicembre 2005.

    Speciale All Tomorrow’s Parties 2005 “Nightmare before Christmas” curated by The Mars Volta

Lo scorso giugno, quando lessi su un sito dei fan che i Mars Volta avrebbero curato l’edizione dicembrina dell’All Tomorrow’s Parties, le prime parole che uscirono dalla mia bocca furono: “Ci devo andare!”. Senza sapere minimamente cosa fosse l’All Tomorrow’s Parties. Ora che tutto è finito, posso dire senza mezzi termini che l’ATP è la Woodstock dell’indie-rock, una Woodstock molto più piccola per quel che riguarda pubblico e palchi, più intima ma certamente non meno appassionata, appassionante e “calda” dell’originale. Passi che per arrivare alla sede dei concerti (Camber Sands, praticamente un villaggio turistico nelle campagne dell’Inghilterra del sud, a pochi chilometri da Rye) ci sono volute 8 ore (5 solo per arrivare da Londra a Rye). Passi anche la struttura discretamente confortevole ma alquanto triste vista da fuori. Passi anche il cielo sempre gonfio di pioggia e il freddo. I concerti cui ho assistito e l’atmosfera del festival mi hanno ripagato di tutto. Si comincia il 2 dicembre: arrivati alla struttura, sbrigate le formalità d’ingresso e sistemati nello chalet (parlo al plurale perché non posso non includere i miei mitici compagni di viaggio nonché di appartamento!) non c’è neanche il tempo di una doccia perché i concerti sono già iniziati: purtroppo, perdo lo show dei Battles sul main stage ma poco importa, dò una rapida occhiata al secondo palco ed è già iniziato il concerto dei Jai-Alai Savant, band novità della Gold Standard Labs (etichetta di cui Omar Rodriguez-Lopez è cofondatore e direttore artistico): al debutto europeo, questa band colpisce per il rock’n’roll sapientemente mescolato con ritmi reggae e funk, ascolto un paio di pezzi e ne sono bene impressionato. Ma poi devo tornare al primo piano dove stanno per iniziare gli Jaga Jazzist: il combo norvegese si produce in una performace stupefacente, riconosco molti pezzi dell’ultimo, ottimo album What We Must: All I Know Is Tonight (che apre il concerto), For All You Happy People, Mikado. Ed è durante l’esibizione degli Jaga che mi rendo conto della migliore peculiarità dell’ATP festival: pochi istanti dopo l’inizio dell’esibizione e mi ritrovo Cedric Bixler Zavala dei Mars Volta alle mie spalle, intento anche lui a godersi il concerto…sarà un vero piacere poter scorgere, per tutta la durata del concerto e dell’intero festival, gli artisti in mezzo al pubblico durante gli show, al bar, al banco merchandising, poterci fare una foto e scambiare amichevolmente qualche battuta. E’ questo che intendevo per “intimo”, l’ATP sembra quasi un incontro tra amici, una festa. Tornando ai concerti, subito dopo la prova degli Jaga ci spostiamo nuovamente verso il secondo palco, il programma qui prevede, per tutta la giornata, sonorità “black”: seguiamo un paio di pezzi di Subtitle, altissimo rapper anche lui nel roster GSL, poi tocca ai Dälek, a Saul Williams e a Beans & Holy Fuck. Durante le performance di Williams è praticamente impossibile accedere alle sala, ascolto comunque per qualche minuto un pò del suo originale “spoken word”. Tornando al main stage, mi stupisce davvero molto l’esibizione dei Locust: hard core assordante, violentissimo, miscelato a sonorità elettroniche dalle frequenze spesso davvero disturbanti (fa effetto vedere, durante il loro set, Jon Theodore, batterista dei Mars Volta, tapparsi le orecchie, proprio lui!): indossano le loro caratteristiche tute da “locusta”, urlano e strepitano come dannati e, alla fine, anche il loro concerto è pienamente apprezzato! Ma la migliore esibizione della giornata la offre Diamanda Galas: non ci sono parole per descrivere la grazia, la bellezza, la potenza con cui la cantante americana di origini greche esegue i suoi brani accompagnandosi unicamente col pianoforte! Una vocalità possente, altamente emozionante. Tutta la sala ascolta rapita i suoi vocalizzi, ululati, lamenti. Un concerto superlativo di cui artisti e pubblico parleranno anche il giorno dopo. Dopo la Galas tocca ai Blonde Redhead: penalizzati da qualche problema durante il soundcheck, i fratelli Pace offrono comunque una prova degna di nota e la voce sensuale di Kazu Makino avvolge la sala facendo breccia anche in un pubblico inizialmente freddino. Prima che finisca il loro concerto la stanchezza per il viaggio e per la precedente notte insonne si fanno sentire pesantemente. Così, quando i Kills salgono sul palco, io sono già tra le braccia di Morfeo…
Il giorno dopo mi sveglio un bel pò stranito, per ingannare l’attesa fino al primo pomeriggio l’organizzazione e i Mars Volta stessi hanno pensato di programmare due canali tv con i loro film e video preferiti così la mattina del sabato la trascorriamo guardando Baby Snakes di Frank Zappa e un concerto dei Black Flag (nei tre giorni ci vedremo anche Down By Low di Jarmusch con Benigni, un pò del Caligola di Tinto Brass e un violentissimo film nipponico in un programma che prevedeva anche, fra gli altri, Jodorowsky e Pasolini, registi tra i preferiti di Omar e Cedric). Prima di pranzo, ci dirigiamo verso le sale concerti tanto per sgranchirci le gambe e, con nostra sorpresa, i Les Savy Fav stanno effettuando il loro soundcheck: me li hanno descritti come una band travolgente dal vivo ma so già che stasera non potrò vederli perché il loro show sul secondo palco è troppo vicino, in termini d’orario, a quello dei Mars Volta, headliner della giornata: fortunatamente, per le poche persone radunatesi nel frattempo, suonano (molto bene) quattro pezzi di rock’n’roll energico quanto stralunato. Il pomeriggio si apre con le esibizioni di altre band della GSL: JR Ewing e Kill Me Tomorrow sul secondo palco, 400Blows e Year Future al main stage. In particolare, sono molto curioso di sentire dal vivo i Kill Me Tomorrow: sono una delle mie band preferite, il loro The Garbageman and The Prostitute è uno tra i dischi migliori che io abbia ascoltato di recente e, oltretutto, l’aver conosciuto Kate “K8” Wance (basso e voce) e Zack Wentz (voce, percussioni, elettronica) durante il soundcheck dei Les Savy Fav ha fatto ulteriormente accrescere la mia stima verso di loro: suonano finché Zack non cade sfinito sui suoi tamburi, la loro proposta musicale è originale con K8 che tesse elementari giri di basso, accompagnata da altrettanti inserti distorti e acuti ad opera di Dan, il chitarrista, il tutto amalgamato dalle tribali percussioni di Zack, da un uso riuscito dell’elettronica e dai duetti vocali di Zack e K8: musica che fa muovere, il pubblico acclama soprattutto l’esecuzione di Skin’s Getting Weird. Unica pecca: la durata, mezz’ora e poco più. Al termine del loro set, scoppia l’allarme anticendio: struttura evacuata, si torna negli chalet, programma sballato di tre quarti d’ora. Si riprende con gli Year Future, band di Sonny Kay (“patron” della GSL): un buon hardcore, ancora grezzo, in cui spicca la bella voce di Kay. Tocca a Lydia Lunch: nonostante la statura del personaggio, sorta di leggenda della musica alternativa da 30 anni, non riesco a non sbadigliare durante il suo show. Le sue virulente filippiche contro religione, politica, religione, accompagnata da un sassofonista e da un pc non mi convincono più di tanto. Decido di rimanere nella sala principale, sperando di raggiungere un buon posto per seguire lo show dei Mars Volta. Nel frattempo, nell’altra sala, tocca a Fuckin Champs (autori di un buon mix di rock’n’roll e punk hardcore), Mr Quintron & Miss Pussycat, Weird War. Da quest’altra parte è il turno degli High On Fire: la loro proposta a metà tra l’heavy metal e lo stoner conquista subito il pubblico e scatta il pogo. Ma dopo tre pezzi diventano abbastanza ripetitivi. Preferisco di gran lunga il successivo set dei Mastodon (con Cedric Bixler che si accomoda a un lato del palco per seguire il concerto!): metal violento, cattivo, urlatissimo ma anche originale, con buoni spunti e un’ottima tecnica. Mi suonano come una versione un pò più estrema dei Tool: ne resto ben impressionato! E dopo i Mastodon e successivi tre quarti d’ora necessari per montare la loro strumentazione, arriva finalmente il turno dei Mars Volta e io sono praticamente in seconda fila. Iniziano con Roulette Dares, vera dichiarazione di guerra, e posso constatare con un certo sollievo che Cedric è in ottime condizioni (il concerto dei Mars Volta di due giorni prima a Manchester era stato annullato all’ultimo perché aveva problemi di voce) anche se di tanto in tanto, fa ricorso a quello che all’apparenza sembra un piccolo respiratore. La band sembra molto motivata, è l’ultimo concerto dell’anno per loro e, rispetto a quando li vidi a Milano nove mesi fa, hanno modellato nuove jam, più coinvolgenti, più tirate, ancor più entusiasmanti: Concertina è da brividi (ascoltare la versione su Scabdates per averne una vaga idea), Take The Veil Cerpin Taxt e Cygnuss…Vismund Cygnuss non danno respiro tanto sono incalzanti. Ho l’occasione di ascoltare finalmente dal vivo L’Via L’Viaquez: la potenza di questo brano è impressionante e dal vivo lo è ancora di più con la voce di Cedric che raggiunge vette altissime. E poi c’è Drunkship Of Lanterns: ho sempre considerato questo brano come il più “tribale”, “animalesco” dei Mars Volta e vedendo (e sentendo!) ciò che combinano Jon e Juan ne ho la conferma: “voodoo master” pesta senza sosta tra litri di sudore, il messicano Alderete è protagonista per buona parte del brano. Poi, a farla da padrone, è solo Omar con la sua chitarra. The Widow è emozionante e cantata a gran voce dal pubblico e quando inizia Cassandra Gemini, il volume degli ampli di Omar più alto, all’inizio sembra la croce ma poi diventa delizia pura. Basti vedere quando si produce in un paio di minuti di “glissati” e poi intavola un duello con Adrian (per quanto altro tempo continuerò a ripetere che il suo ingresso in formazione è stato un acquisto coi fiocchi?!) e il suo sassofono, una botta e risposta che sembra continuare il discorso già iniziato da Omar nel suo recente album solista. E quando arriva il verso finale “Your life was just a lie” mi rendo conto che l’incantesimo è finito un’altra volta. Concerto meraviglioso.
Terzo giorno: la sveglia a tarda ora ci fa saltare gli show di Gris Gris e Cinematic Orchestra. Poco male: ci sono gli Hella con il loro rock noise elaborato, in cui si apprezza soprattutto la batteria possente e instancabile di Zack Hill. Anche se gli Hella sono due (Hill e Spencer Seim al basso), i musicisti sul palco sono cinque e suonano scatenati, producendo una tra le performance più acclamate del festival. Spostandoci verso il palco principale, prendiamo atto di quella che sarà l’unica defezione della manifestazione: l’ex Can Holger Czukay dà forfait, sostituito da un altro set dei Jai-Alai Savant. Stavolta seguo il concerto per intero e confermo l’ottima impressiona che già mi avevano dato nello show del primo giorno. Ascoltando, mi tornano in mente certi passaggi dei Clash. Sul palco anche Ikey Owens dei Mars Volta, che suona la melodica in un paio di brani. A seguire l’ex Neu! Micheal Rother, coadiuvato per l’occasione da Benjamin Curtis alla chitarra e da uno straordinario, inappuntabile Josh Klinghoffer alla batteria. Rother imbraccia la chitarra, prende posto dietro alla sua attrezzatura elettronica (spero di non sbagliarmi se dico che ha anche un theremin) e inizia un concerto assolutamente fantastico, dove la freddezza dei beat elettronici si sposa a lancinanti chitarre e agli ossessivi, tribali ritmi dettati da Klinghoffer, dando origine a lunghe suite ipnotiche con il pubblico quasi in trance. Un concerto talmente entusiasmante che, alla fine, a nessuno importa che non ci sia stata la jam con Omar e Cedric annunciata nel programma. Poi è il turno degli Eternals, band dalle sonorità vagamente dancehall: il pubblico in sala gradisce, a me non impressionano più di tanto. Decido di spostarmi sul second stage: mi attende una straordinaria performance di Damo Suzuki che si produce in un set all’insegna dell’assoluta improvvisazione, accompagnato dai Jelly Planet e da Omar Rodriguez-Lopez alla chitarra in un vortice di sonorità psichedeliche, puro instant composing! Seguono i Dungen, band svedese dall’aspetto “freak”: saranno le luci in sala, sarà l’odore di marijuana, sarà per l’abbigliamento del gruppo scandinavo, fatto sta che mi sembra di essere a un concerto degli Jethro Tull negli anni settanta, complici le sonorità prog profumate di folk: una buona prova per una band da seguire. Mi sposto verso il palco principale ma le Cocorosie, nonostante le sonorità acustiche e decisamente “tranquille”, non riesco proprio a digerirle. A seguire, c’è Anthony & The Johnsons: sarà per un’altra volta, sul secondo palco ci sono gli Acid Mothers Temple e non voglio perderli! Anche nel loro concerto improvvisazione e suggestioni psichedeliche sono protagoniste, il pubblico è entusiasta e le cavalcate rock del combo giapponese coinvolgono per primi gli stessi musicisti: Higashi, in particolare, si muove come un dannato e i fari rossi riflessi sulla sua lunga chioma grigia lo rendono una sorta di Satana dagli occhi a mandorla. E c’è ancora Damo Suzuki che presta volentieri le sue corde vocali ai suoi connazionali. E, al culmine dell’entusiasmo, Kawabata fa a pezzi la sua chitarra tra feedback e rumori vari (e io non posso non urlare “Rock’n’roll!!!”). Tocca a DJ Nobody, già in tour con i Mars Volta, chiudere questa tre giorni di ottima musica con un dj set di oltre tre ore che vede molti degli artisti scatenarsi in pista. Ma le parole migliori per chiudere la manifestazione sono semplicissime e le pronuncia il buon Damo al termine del set con gli Acid Mothers Temple: “Good Vibes!!!”.

    Behind The Scenes: retroscena dell’ATP

Se l’ATP è stata un’esperienza meravigliosa è anche perché, prima di tutto, ho avuto un’ottima compagnia: Babs, Ele, Gianluca, Massimo Mako Mako, Carlo più David eyesbomb (sei un grandissimo rompiglione ma senza di te non si arrivava a Camber Sands, lo ammetto) e starsucker! Poi, come ho già scritto, il contatto artisti-pubblico qui sembra essere regola: non ci sono parole per descrivere la sorpresa che può suscitare la vista dei tuoi beniamini vicini a te, intenti a seguire un concerto, a prendere una birra, a comprare dischi di altri artisti. Personalmente, ho cominciato l’ATP che avevo Cedric alle mie spalle intento a seguire gli Jaga Jazzist e con Cedric ho concluso questa sbornia di musica, con una breve chiacchierata alle sei di mattina! Durante i primi concerti lui e Omar, da organizzatori quali erano sembravano un pò tesi, preoccupati per la buona riuscita del festival: ne ho avuto una piccola conferma fermando Omar il secondo giorno, gentile ma un pò distante e frettoloso, comprensibilmente. D’altronde, avrebbe suonato coi Mars Volta solo un paio d’ore dopo. L’avrei rivisto ben più tranquillo, sorridente e soddisfatto durante il party che chiudeva l’happening. Gli altri della band forse non avvertivano questa tensione: Marcel era spesso e volentieri al main stage a seguire i più svariati concerti, con cappello d’ordinanza e spilla degli Hella appuntata al bavero: parliamo con lui ed è molto cordiale, credo sia il più vicino a me, in termini di età, e gli riconosco un bel pò di entusiasmo, è disponibilissimo per foto, autografi e risponde a tutte le domande che gli facciamo, nonché a tutti i complimenti. Non sapeva nulla del cambio di programma dovuto all’allarme antincendio e un pò si inalbera con l’organizzazione. Ikey, invece, lo vedevi cazzeggiare (è proprio il termine adatto) tra i due palchi, spesso accompagnato dal fighissimo spilungone Subtitle, da Damon degli Eternals, da Ralph dei Jai-Alai Savant (e dalla sua simpatica capigliatura afro, Carlo gli suggerirà di tagliarsi i capelli e lui risponderà dicendogli di spuntarsi la cresta!): si ricorda di me quando gli spiego che gli avevo spedito una e-mail pochi mesi prima, mi dice qualcosa sul nuovo album dei Free Moral Agents e sorride quando Carlo, approntandosi per fare una foto con lui, gli fa: “You are very big!!!”, riferito alla sua stazza! Il primo giorno becco anche Juan, intento a divorarsi un hot dog gigantesco, e il “gigante buono” Jon Theodore durante il set dei Locust: a dispetto della sua statura che incute un certo timore, Jon si scioglie e ride timidamente per ogni minimo complimento, non posso fare a meno di abbracciarlo e di dirgli ancora una volta che per me è il miglior batterista del mondo! Di tanto in tanto, vicino a uno dei bar, si vede passare un tipo con un buffo berretto e gli occhi chiarissimi: il mio sesto senso mi suggerisce che è Micheal Rother e uno sguardo alla guida conferma la mia ipotesi. Avrei voluto vederlo durante il concerto dei Mars Volta fare foto con il suo cellulare…Il secondo giorno, durante una passeggiata all’interno delle sale con Carlo e Massimo, incontriamo gli Year Future e i Kill Me Tomorrow: è l’occasione per scambiare qualche parola con questi ultimi. Fermiamo K8, bellissima, ed è lei, con dolcezza disarmante, a presentarsi per prima. Quasi si stupisce quando tiro fuori dalla borsa il loro album The Garbageman And The Prostitute, si incuriosisce quando le diciamo che siamo italiani, parliamo un pò anche della sua attività di pittrice (è lei che, manco a dirlo, cura gli artwork e i design vari dei KMT). Poi ci presenta Zack, avvicinatosi nel frattempo: sono entrambi così glamour, vestiti elegantemente e Zack, fino a poco tempo fa coi dreadlocks, adesso ha un paio di baffoni da “lord” inglese. Anche Zack si rivela molto disponibile, gli dico che vorrei vederli presto in Italia e gli chiedo perché sia così difficile venire a suonare da queste parti: la risposta, disarmante, è “per colpa dei costi” (e sarà ancora più triste sentirselo ripetere anche da Martin degli Jaga) ma sembra sincero quando dice che vorrebbe venire a suonare nel nostro paese. Salutandolo, mi viene in mente una piccola riflessione su di lui e K8, compagni nei Kill Me Tomorrow e nei Tender Buttons, soprattutto compagni nella vita e il loro concerto di qualche ora dopo sembra quasi un amplesso condiviso con il pubblico, cantano e suonano uno di fronte all’altra…e allora mi chiedo: ma Dan, il “terzo incomodo”, cosa ne penserà di tutto questo?! Quasi mi dispiace non averlo minimamente considerato anche quando, pochi minuti dopo al banco merchandising, me lo ritrovo accanto; ma sono impegnato a comprare una maglietta dei Kill Me Tomorrow da K8 in persona (compro anche uno split coi Dance Disaster Movement, non c’è il prezzo e le chiedo quanto costi, ci pensa un pò e poi, con un largo sorriso, mi fa: “Facciamo 4 sterline?!”) e, subito dopo, incontriamo Martin Horntveth degli Jaga Jazzist: non possiamo non fargli i complimenti per come ha suonato la sera prima, gli Jaga sono in dieci e hai voglia a riconoscerli tutti, ma lui si è guadagnato la nostra stima anche per la superlativa prova offerta sul palco! Ci presenta anche sua sorella Line (che negli Jaga suona la tuba ) ed è gentilissimo, ce lo dimostra anche in nottata, al pub: entriamo ed è lui per primo a salutarci! E’ d’obbligo un brindisi a base di birra e, pochi minuti dopo, andandosene, ci terrà a salutarci ancora. Buona parte della nottata del secondo giorno la trascorreremo nello chalet chiedendoci per ore, scherzosamente, quale sia davvero il compito di Marcel Rodriguez-Lopez nei Mars Volta…Il terzo giorno ci capita di vedere in giro omaccioni tatuati e dalle chiome stravaganti e ci chiediamo se per caso, tra loro, non vi sia qualche Locust…Di tanto in tanto, si vede in giro Saul Williams, un pò inquietante nell’aspetto a dir il vero…Uno degli incontri più simpatici della giornata è quello con Damo Suzuki: di questo personaggio conoscevo poco o nulla. Ora posso dire che è un grande artista innamorato della musica: ha trent’anni di carriera alle spalle eppure ha la forza e l’entusiasmo di un ragazzino e li dimostra prima sul palco, con due bellissimi set, e poi al banco merchandising dove torna subito dopo la prima esibizione ancora sudato, per vendere i suoi dischi, certo, ma soprattutto per parlare con chiunque! E’ contento quando viene a sapere che siamo italiani: “Ho trascorso alcune vacanze in Calabria!” e, guarda il caso, Ele è calabrese: “Ti presento una calabrese purosangue, Damo!” e sorride di gusto! E ci saluta con un caloroso “Arrivedooorci!” in italiano! Quale meravigliosa persona sia Damo me ne sto accorgendo anche in questi giorni visitando il suo sito e scambiando con lui qualche e-mail a cui risponde sempre con interesse e voglia di raccontare. Tra i migliori della giornata, non solo sul piano musicale, gli Acid Mothers Temple: è un piacere vedere questi “freak” nipponici appostati nella sala merchandising fin dal primo giorno e fa anche effetto vedere Higashi, “il santone”, intento a conquistare una giovincella al pub…Dopo il loro concerto, fa piacere scambiare qualche parola con Koji e vedere Kawabata che autografa, contento, il manico della sua fu Stratocaster raccattato al volo dal fortunato di turno! E anche una bella birra con loro di certo non guasta, me la offrono pure! Ma il bello, se possibile, deve ancora arrivare: il party che si scatena durante il dj set di Nobody è il massimo del divertimento (ne approfitto per ringraziare e salutare Isaac, olandese, che ho conosciuto durante il concerto dei Mars Volta e con cui abbiamo trascorso buona parte dell’ultima notte! E anche Joshu, “amico” di Carlo, e quell’altro simpaticone di Marcellus, anche se la sua chioma è stata un incubo per me, sempre durante il set dei Mars Volta) : il “backstage”, ricavato a un lato del palco, è quasi inutile perché spesso e volentieri gli artisti escono fuori a divertirsi tra il pubblico. Ed è così che mi ritrovo a ballare fianco a fianco con il simpatico Juan Alderete che, alla bella età di “cuarenta y dos años”, si dà un gran daffare con un bel mucchio di donzelle (ah, il sangue latino!) anche se mi tocca ricordargli che “Italians do it better!” e ride di gusto! Non faccio in tempo a finire la birra con lui che subito mi ritrovo Ikey a fianco: d’obbligo un altro bicchiere (che Ikey, già alticcio, tracanna in pochi secondi!). Poi, incontro anche Adrian Terrazas: per quanto bravo, mi era sempre sembrato un pò riservato, che errore! Anche ad Adrian scorre sangue latino nelle vene e ridiamo di gusto quando gli faccio: “Tornate in Italia!”! Mi risponde “Ok, ma tu vieni in Messico!”, “Mi ospiti?!”, “Ma certo!” (piccola parentesi “seria”: Ikey, Jon, Juan e Adrian mi ha detto che la data più probabile per un futuro tour europeo dei Mars Volta è l’estate del 2006, speriamo bene!). L’unica delusione ce la dà un pirla della security: Juan era intenzionato a portarci nel backstage ma l’inflessibile controllore pone il suo veto e Juan non sa come scusarsi… Nel frattempo, Subtitle, si isola un pò dal festino nel backstage, si accuccia in un angolo e si rolla un bel cannone che finirà poi a Ikey, a Juan e a Nobody (mentre Omar rifiuterà, schizzinoso!). Dando uno sguardo al backstage, è bello vedere Omar sorridere e salutare Damo e gli Acid Mothers Temple mentre i vari Hella ed Eternals ballano scatenati! Ma l’ Oscar per il miglior ballo va a Cedric Bixler Zavala: non so quanto ho riso vedendolo dimenarsi sulle note di un remix di Toxic di Briney Spears, non certo un’artista indie (e neanche un’artista!)! Poi, complice un ragazzo mascherato da gorilla, in molti salgono sul palco e si scatenano: si avverte la fine della festa ma il coro “One more! One more!” convince Nobody a sparare un altro proiettile, Subtitle lo sostiene al microfono, Omar e Cedric sorridono seduti sul palco. Poi, tutto finisce: ci prendiamo l’ultima soddisfazione aspettando i ragazzi fuori dalla sala. Carlo, alle sei di mattina, implora un divertito Jon di dargli lezioni di batteria (“Adesso è tardi!”) e poi parla con Omar di Paco De Lucia, io ricordo a Cedric che ci siamo già incontrati alla Universal a Milano qualche mese fa: il suo sguardo si accende, sorride e ci tiene a dirmi che si ricorda! Ecco, quello sguardo, probabilmente, sarà il mio più bel ricordo di questo ATP. Subito dopo, salutiamo anche Juan e Ikey: ho bevuto un bel pò di birre per cui non mi riesce una domanda più intelligente di “Secondo voi, siamo sporchi bastardi?”: la risposta data da Ikey mi dà l’idea che lui abbia bevuto ancora di più: “Si, siete degli sporchi, fottuti, bastardi!!! Ahahah!!!” e scoppiano ulteriori risate! Per terminare la serata, conosciamo due simpatiche fan polacche (un saluto anche a voi, Alex ed Ewelina che, guarda il caso, vi occupate proprio di un marsvoltiano fansite polacco!) mentre, dopo la chiusura del pub, un nutrito gruppo di ragazzi cerca di continuare a divertirsi nei prati antistanti gli chalet, percuotendo bidoni della spazzatura e corrimani, urlando e cantando…una “White riot” all’apparenza, in realtà l’ultimissima festa di questa meravigliosa, indimenticabile esperienza!

    Qualche considerazione personale e…”Marsvoltiana”!

L’All Tomorrow’s Parties curato dai Mars Volta è stato “l’esperienza” per i loro fan: cosa potrebbe esserci di meglio che aver trascorso un weekend praticamente a contatto con la band, con la loro musica e con la musica che amano e che hanno voluto condividere con i fan giunti da ogni dove?
L’aver incontrato tanti artisti e tanti mondi musicali diversi riuniti unicamente in base ai gusti di Omar & soci ha permesso a me come a chiunque abbia vissuto il weekend dell’ATP di espandere i propri orizzonti per quel che riguarda la musica. E bisogna dare atto ai ragazzi di essere stati ospiti meravigliosi, attenti alla buona riuscita della manifestazione: disponibili a parlare con chiunque, pronti a scatenarsi durante i concerti, coinvolti e decisi a vivere anche loro il festival. E poi, come si può spiegare un’esibizione straordinaria viste le premesse (mi riferisco ai problemi di voce di Cedric)? Durante il loro concerto, dopo Roulette Dares, mi sono imposto di non voler più cantare i loro brani, semplicemente perché volevo “sentire”, “vivere” ancora una volta, fino in fondo, le emozioni che un loro concerto può dare, perdermi nel magma sonoro che stavano producendo davanti ai miei occhi. E ancora una volta, ho avuto la prova che la musica dei Mars Volta trascende il concetto di musica: è un mondo intero, un universo di suoni, paure, rabbia, morte, bellezza infinita, ricordi, suggestioni, sogni, vita! E’ follia, voglia di spingersi più in là, di osare. I Mars Volta sono quanto di meglio la musica possa esprimere oggi. E dopo questo All Tomorrow’s Parties, ho rinforzato la mia convinzione che li amerò per molto, molto tempo ancora. Lunga vita ai Mars Volta!

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    Per celebrare il ritorno degli At The Drive-In (anche se la rentrée vera e propria è avvenuta già la scorsa settimana) ecco una corposa biografia, la pagina sarà aggiornata in seguito con discografia e altre info.

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